Recentemente è
stata avanzata una proposta, dagli Stati Uniti e dalla Namibia, di
declassare gli Inseparabili a faccia rosa (Agapornis roseicollis)
dalla Appendice II della CITES. Tale proposta si basa essenzialmente
sulla considerazione che la specie è abbondantemente riprodotta
in cattività, commercializzata ad un prezzo relativamente basso
e richiesta sul mercato soprattutto nelle numerose mutazioni, piuttosto
che nella forma selvatica. Indubbiamente il declassamento dei roseicollis
semplificherebbe di molto il “lavoro burocratico” dei
nostri allevatori (che si trovano a dover sottostare a vari adempimenti
nella dichiarazione delle nascite, cessioni, ecc..) così come
quello di controllo del personale del CFS. Bisogna, tuttavia, considerare
la problematica globalmente, nell’interesse della specie allo
stato selvatico ed alla sua conservazione futura allo stato naturale,
non unicamente agli interessi commerciali e degli allevatori. Vi sono,
infatti, fondati motivi per ritenere che un eventuale declassamento
dei roseicollis dalla II Appendice CITES potrebbe nuocere alla specie
allo stato selvatico. Cercheremo di analizzarli in dettaglio per meglio
comprendere l’intera problematica.
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| La CITES
ed i criteri di declassamento dalle Appendici.
La normativa CITES è vista molto spesso come una noiosa
incombenza degli allevatori che non comprendono perché si
debba continuamente compilare moduli ed inoltrare raccomandate e
fax ad ogni nascita dei piccoli in allevamento. Oltretutto per specie
così comuni in cattività come sono la maggior parte
degli Inseparabili!
Raramente chi alleva si sofferma a pensare che la Convenzione è
nata per regolamentare il commercio internazionale delle specie
a rischio di estinzione col fine di salvaguardare lo stato di queste
specie in natura, non per controllare il commercio e l’allevamento
in cattività.
Periodicamente i paesi aderenti alla CITES si riuniscono nella “Conferenza
delle Parti” per discutere, tra l’altro, sulle variazioni
delle specie nelle tre Appendici (eventuali passaggi ad esempio
dalla II alla I e viceversa, ecc.). Nella conferenza di Kyoto (1992)
sono stati redatti i nuovi criteri da considerare per inserire le
varie specie in questa o quella Appendice, rispetto ai criteri in
precedenza stabiliti nella Conferenza di Berna (1976). I criteri
necessari stabiliti per prendere in considerazione il declassamento
di una specie sono, tra l’altro, i seguenti:
• stimare, sulla base di dati scientifici recenti (documentabili),
la consistenza numerica della popolazione selvatica della specie
che si propone di declassare, considerando anche se tale popolazione
si trovi in condizione di stabilità, aumento o declino numerico;
• valutare se il declassamento possa avere ripercussioni sul
commercio di esemplari selvatici di questa specie laddove essa è
diffusa;
• valutare se tale commercio possa causare riduzioni numeriche
significative della popolazione selvatica, ponendola a rischio di
estinzione;
• valutare la possibilità che vi possa essere traffico
illegale di esemplari catturati in zone protette (come ad esempio
i parchi nazionali) una volta declassata la specie;
• stimare se la specie in oggetto può essere confusa
con altre specie in Appendice CITES.
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La
diffusione dell’Agapornis roseicollis in natura
La specie è presente allo stato
selvatico in Namibia, Angola e Sud Africa, ma non vi sono dati
precisi sulla consistenza numerica delle varie popolazioni. La
popolazione presente in Angola ha subito un forte declino numerico
a causa delle catture per il commercio (si ricorda che l’Angola
non aderisce alla CITES).
Come un eventuale declassamento
dei roseicollis potrebbe pesare sulla popolazione selvatica
Pur considerando valide le motivazioni
che hanno indotto i due paesi a presentare la proposta di declassamento,
è da ritenere che tale proposta razionalmente non possa
essere accolta per numerosi motivi che andiamo ad esaminare:
1) non esistono
dati scientifici, obiettivi ed inconfutabili, sulla consistenza
numerica delle popolazioni selvatiche di A. roseicollis. Una stima
di Simmons (2004) prevede la presenza di circa 60.000 soggetti
in Namibia, ma non si hanno ulteriori informazioni. Viene, quindi,
a mancare uno dei motivi cardine per cui possa essere considerata
una proposta di declassamento;
2) è vero che il prezzo di esemplari allevati
in cattività è piuttosto basso e non converrebbe,
al momento, importarne di cattura, ma le cose cambierebbero se
la specie fosse declassata in quanto verrebbe offerta, libera
dalle “quote cites”, ad un prezzo probabilmente molto
più conveniente dei soggetti nati in cattività.
Non bisogna dimenticare che la maggior parte dei roseicollis presenti
sul mercato europeo proviene dalla Cina, unicamente per un motivo
economico (costano meno di quelli riprodotti in Europa). Se si
pensa che dai dati CITES sulle importazioni negli anni 1999-2001
sono stati importati 45.000 soggetti per anno (molti mutati, ma
anche tanti in forma ancestrale) è facile immaginare quanto
possano essere attraenti per il mercato dei soggetti di cattura
offerti a prezzo ancora inferiore rispetto a quello cinese. Su
questi numeri è facile ipotizzare che in teoria l’intera
popolazione stimata essere presente in Namibia sarebbe decimata
in poco tempo...
3) è vero che sono ricercate soprattutto le mutazioni
di colore, ma è altrettanto vero, come già detto,
che la forma ancestrale è comunque abbondantemente rappresentata
nei tanti roseicollis “cinesi” che giungono in Europa.
Non pochi allevatori, inoltre, sarebbero felici di acquistare
soggetti ancestrali di cattura per “rinsanguare” e
“rafforzare” i propri ceppi in allevamento. Questo
interesse per soggetti selvatici è segnalato anche in altri
paesi, compresi quelli africani (Warburton, 2004);
4) la popolazione angolana di roseicollis è stata
decimata proprio dalle catture che tuttora avvengono in questo
paese; come detto l’Angola non aderisce alla CITES e non
è improbabile che attraverso questo paese possano venire
commercializzati, in grande numero, anche soggetti provenienti
dalla Namibia (in particolare contrabbandati dai parchi nazionali),
una volta che i controlli venissero allentati a causa del declassamento
della specie;
5) non si ha una conoscenza approfondita dei roseicollis
allo stato naturale e delle possibilità della specie di
fronteggiare validamente le varie cause di declino della popolazione
(carenza di fonti d’acqua, predatori, malattie, abbattimenti
da parte degli agricoltori, ecc.) qualora la specie subisse riduzioni
numeriche per le catture. Per tutte le specie di Agapornis è,
tuttavia, da ritenere che l’essere incluse nell’Appendice
II della CITES abbia permesso la loro sopravvivenza in natura
fino ad oggi;
6) vari esemplari di roseicollis sono al momento, nei
paesi africani, catturati per il commercio locale od abbattuti
perché considerati dannosi per le colture ed è quindi
ragionevole credere che il numero di tali soggetti sottratti all’ambiente
ed uccisi sarebbe maggiore se non fossero più considerati
protetti.
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Come
aiutare, allora, gli allevatori?
E’ indubbio che i roseicollis,
così come altri Inseparabili e varie specie di Psittacidi,
sono ormai allevati in elevato numero in cattività. E’
comprensibile, quindi, il rammarico degli allevatori che si trovano
a dover sottostare a tutte le incombenze burocratiche prescritte
per la detenzione e commercializzazione delle specie protette dalla
CITES, pur allevando specie così comuni in cattività.
Bisogna, però, chiarire che le normative CITES riguardano
esclusivamente il commercio internazionale, e non entrano in merito
al commercio interno dei paesi membri. Ciò vuol dire che
ciascun paese adotta delle normative nazionali in applicazione alle
disposizioni CITES. Tali norme nazionali possono variare molto;
negli USA, per esempio, non e' richiesto di poter dimostrare l'acquisizione
legale di una specie CITES, né denunce di nascita o altro.
Quando la Comunità Europea ha applicato le norme del Trattato
CITES, con il Regolamento 338/97, ha stabilito delle regole più
restrittive per il commercio interno all'UE che tuttavia non prevedono
tutta una serie di incombenze (come per esempio il Registro di Detenzione
e la dichiarazione di nascita), che sono state decise dall'Italia
in applicazione del suddetto Regolamento. In vari paesi europei,
invece, la gestione interna dei controlli è molto più
semplificata e meno burocratica. E’ , quindi, importante non
confondere la legislazione internazionale con quella nazionale,
e rendersi conto che un declassamento dei roseicollis avrebbe un
impatto su tutto il commercio mondiale e non solo sulle norme del
commercio di questa specie in Italia.
E' senz’altro legittimo richiedere una semplificazione delle
procedure italiane, ma vanno chieste in Italia e non approvando
la richiesta di declassamento che indebolirebbe la protezione di
una specie in natura.
Una valida proposta potrebbe essere, ad esempio, quello di considerare
l’apposizione dell’anellino inamovibile come prova certa
della riproduzione in cattività, esentando i soggetti che
lo presentano dagli obblighi burocratici, in modo simile a quanto
già avviene per il Kakariki, specie tra l’altro inserita
nell’Appendice I della CITES.
E’ auspicabile che le associazioni ornitofile portino avanti
in ambito ministeriale questa od altre proposte alternative a quella
del declassamento in modo da rendere in poco tempo più agevole
l’allevamento degli Agapornis. Gli allevatori sarebbero così
ugualmente sollevati da molte incombenze, ma si otterrebbe, al contempo,
la massima protezione degli Agapornis in natura, concetto che dovrebbe
stare molto a cuore di chi si professa amante degli animali.
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Referenze
Bibliografiche:
BirdLife International 2004. Threatened birds of the world
2004. CD-ROM. Cambridge, UK: BirdLife International.
Collar, N. J. 1997. Rosey-faced lovebird. In: Handbook of the birds
of the world, 4. Sandgrouse to Cuckoos. ( del Hoyo, J., Elliot, A.,
and Sargatal J. eds). 410. Barcelona: Lynx Ediciones.
Gilardi, J. 2004 in litt., to IUCN/TRAFFIC Analyses team, Cambridge,
UK.
Inskipp, T. and Corrigan, H. 1992. Review of Significant Trade in
Animals Species included in CITES Appendix II. Final Report to the
CITES Animals Committee. WCMC, Cambridge, UK.
Jarvis, A. M., Robertson, A., Brown, C. J. and Simmons, R. E. 2001.
Namibian avifaunal data base. National Biodiversity Programme, MET,
Windhoek, Namibia.
Simmons, R. 2004 in litt., to IUCN/TRAFFIC Analyses team.
Spottiswood, C. 2004 in litt., to IUCN/TRAFFIC Analyses team, Cambridge,
UK.
TRAFFIC East/Southern Africa 2004 in litt., to IUCN/TRAFFIC Analyses
team, Cambridge, UK.
TRAFFIC International 2004 in litt., to IUCN/TRAFFIC Analyses team,
Cambridge, UK.
Warbuton, L. 2004 in litt., to IUCN/TRAFFIC Analyses team, Cambridge,
UK.
La proposta di declassamento dei roseicollis,
avanzata da USA e Namibia, è stata visionata da: R. Dean,
J. Gilardi, R. Selman, R. Simmons, C. Spottiswood, L. Warbuton,
TRAFFIC East/Southern Africa, TRAFFIC International.
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